Author Archives: Marco Ratto

Il potere del cane di Don Winslow

Il potere del cane

Il potere del cane

Art Keller è un poliziotto ambizioso, con una mentalità da crociato, deciso a combattere in prima fila la guerra che gli Stati Uniti hanno lanciato contro il traffico internazionale di droga. Miguel Angel Barrera è il boss della Federación, il cartello che riunisce tutti i narcos messicani, e i suoi nipoti, Adàn e Raùl, smaniano all’idea di ereditarne l’impero. Nora Hayden, dopo un’adolescenza complicata, è diventata una prostituta d’alto bordo, sempre in bilico tra il cinismo più spinto e un insolito senso morale. Padre Parada è un sacerdote nato e cresciuto in mezzo al popolo, potente quanto incorruttibile. Sean Callan è un ragazzo irlandese di Hell’s Kitchen che si è trasformato quasi per caso in un killer spietato, al soldo della mafia. Sono tutti, in modo diverso, coinvolti nel mondo feroce del narcotraffico messicano: una guerra senza esclusione di colpi, che coinvolge sicari senza scrupoli e politicanti corrotti, i servizi segreti americani e la mafia, tra inganni, tradimenti, vendette spietate. Una guerra dove non esiste innocenza possibile, e dove è sempre in agguato, pronto a esplodere, il male assoluto: quella demoniaca crudeltà di uomini e cose cui una millenaria tradizione ha saputo dare un solo nome, evocativo quanto misterioso. Il potere del cane.

Giudizio: orrendo, pessimo, non ne vale la pena, lento, non si capisce niente, l’ho interrotto al 10%… Sono stufo di leggere libri orrendi; da ora in poi interrompo la lettura del libro se lo ritengo shifoso. Leggere richiede tempo e deve essere piacevole, quindi se il libro è pessimo lo interrompo e passo al prossimo.

Gli invisibili di Oren Moverman

Gli invisibili

Gli invisibili

George è un senzatetto, ma non lo ammette nemmeno con se stesso. La sua esistenza è un’odissea che si consuma nella ricerca di qualcosa da bere e mangiare e di un letto per dormire, in una New York che è il luogo più idoneo a generare e perpetuare l’esistenza di chi si appoggia ad un sistema sociale che assiste ma non aiuta, perché ragiona solo in termini di numeri, scartoffie e gradi di temperatura (sotto una certa soglia, a Manhattan, non si ha diritto a soggiornare in un pronto soccorso, se non si ha di dove andare).
Gli invisibili segue George nella sua perpetua peregrinazione, documentando i suoi incontri con altri disperati come lui, con assistenti sociali ben intenzionati che usano l’ironia e la rassegnazione come lame di coltello, con giovinastri che lanciano oggetti ai barboni e vegani gentili pronti ad offrire un piatto di riso. E con Maggie, la figlia che George ha abbandonato a 12 anni, lasciandola nelle mani della nonna materna mentre lui precipitava giù per la tana del coniglio. La sua favola nera, da quel momento in poi, è quella di Alice nel paese degli orrori, personificazione dell’incubo più condivisibile dei nostri tempi: la perdita di un lavoro, di una casa, e dunque di un’identità.

Giudizio: passabile, drammatico, triste, un po’ lento, deve fare riflettere (dopo questo film la gente dovrebbe vedere con un occhio diverso i barboni che si vedono per strada). Per me è un po’ troppo lungo (2 ore di cui almeno 30 minuti di ripetizioni, ad esempio fanno vedere che Richard Gere va a dormire nei dormitori almeno 20 volte…lo abbiamo capito….).

 

Smartphone: IPhone oppure Android ? Questo è il dilemma…

Con questo articolo cerco di riportare un po’ di domande per decidere se siete più per Apple/IPhone oppure Google/Android.

  1. Siete un po’ snob, fighetti e volete farvi vedere dalla gente/amici ? IPhone.
  2. Siete degli smanettoni patiti di computer ? Android.
  3. Siete un po’ tirchi e volete spendere il meno possibile per le App ? Android.
  4. Siete degli sviluppatori (Java ma non solo) ? Android.
  5. Volete divertivi a sviluppare App per smartphone ma volete spendere pochissimo ? Android.
  6. Utilizzate già tutti prodotti Apple (IPod, iMac, ecc.) ? IPhone.
  7. Utilizzate un sistema operativo Linux ? Android.
  8. Utilizzate un sistema operativo Windows ? Android oppure IPhone.
  9. Volete avere la possibilità di controllo totale dello smartphone ? Android.
  10. Non volete passare tutto il tempo a svuotare memoria, chiudere app, ecc. ? IPhone.
  11. Volete spendere anche poco pur di avere uno smartphone ? Android.
  12. Volete avere uno smartphone semplice da utilizzare che richieda poco sforzo per imparare ad utilizzarlo ? IPhone.
  13. Utilizzate già molti prodotti Google (GMail, Google Drive, ecc.) ? Android.
  14. Volete avere un’ampia scelta di marche e modelli per trovare quello che piace più a voi ? Android.
  15. Volete comprare uno smartphone per poi rivenderlo bene come usato ? IPhone.
  16. Volete giocare (possibilmente gratis) con lo Smartphone ? Android.
  17. Vi volete divertire ad installare tutte le app che trovate ? Android.
  18. Volete avere uno smartphone che vi permetta di installare qualsiasi cosa anche non dai Market Place ufficiali (Google Play Store, Apple Store, ecc.) ? Android.
  19. Volete avere il Sistema Operativo più sicuro ? Android.
  20. Odiate la cattiva gestione di Windows della memoria, cpu, disco, ecc. ? IPhone.
  21. Volete evitare di prendervi virus, malware sullo smartphone ? IPhone.
  22. Volete utilizzare lo smartphone anche come navigatore ma volete avere le mappe gratis ? Android.

Consiglio finale 1: IPhone

Non prendete un IPhone per poi fare il Jailbreak..

Consiglio finale 2: Android

Se volete prendere uno smartphone Android fate molto attenzione alle caratteristiche tecniche. Ci sono troppe marche e troppi modelli che vanno da 50 Euro a 1000 euro e non sempre il prezzo è giustificato (vedi Samsung, ad esempio…).

 

L’uomo che vide l’infinito di Matt Brown

L'uomo che vide l'infinito

L’uomo che vide l’infinito

India Coloniale, 1912, il giovane matematico autodidatta Ramanujan (Dev Patel) decide di inviare a un illustre professore inglese, G.H. Hardy, le sue recenti scoperte. Fermo e ostinato nel suo lavoro, dopo l’invito di Hardy (un Jeremy Irons che riconferma il suo perenne stato di grazia) al rinomato Trinity College di Cambridge, Ramanujan parte per l’Inghilterra contro il volere della madre, lasciando la sua terra e il suo amore, la moglie Janaki.
L’uomo che vide l’infinito non è soltanto la storia di una mente geniale che supera le barriere della rigidità accademica, la sua fu una piccola e incisiva rivoluzione. Privo di metodo, il suo approccio alla matematica si distingueva dai canoni dell’ambiente del Trinity College e veniva considerato poco convenzionale. Ramanujan è istintivo, puro, privo di sovrastrutture accademiche, il suo criterio di indagine sembra avere più a che fare con il trascendente e con la spiritualità tipica del suo paese di origine, che con l’austerità del college inglese. Grazie alla guida del mentore e amico Hardy, un personaggio eccentrico e fuori dagli schemi, da un lato impara una certa metodologia che gli servirà per portare avanti il suo lavoro – le più volte citate “dimostrazioni”- dall’altro verrà accettato da un ambiente inizialmente molto ostile.

Giudizio: Bello e da vedere se e solo se siete appassionati di matematica.

Cominciate con il leggere la formula di Hardy e Ramanujan per la partizione di un intero.

Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese

Perfetti sconosciuti

Perfetti sconosciuti

Quante coppie si sfascerebbero se uno dei due guardasse nel cellulare dell’altro? È questa la premessa narrativa dietro la storia di un gruppo di amici di lunga data che si incontrano per una cena destinata a trasformarsi in un gioco al massacro. E la parola gioco è forse la più importante di tutte, perché è proprio l’utilizzo “ludico” dei nuovi “facilitatori di comunicazione” – chat, whatsapp, mail, sms, selfie, app, t9, skype, social – a svelarne la natura più pericolosa: la superficialità con cui (quasi) tutti affidano i propri segreti a quella scatola nera che è il proprio smartphone (o tablet, o pc) credendosi moderni e pensando di non andare incontro a conseguenze, o peggio ancora, flirtando con quelle conseguenze per rendere tutto più eccitante. I “perfetti sconosciuti” di Genovese in realtà si conoscono da una vita, si reggono il gioco a vicenda e fanno fin da piccoli il gioco della verità, ben sapendo che di divertente in certi esperimenti c’è ben poco. E si ostinano a non capire che è la protezione dell’altro, anche da tutto questo, a riempire la vita di senso.

Giudizio: molto bello, assolutamente da vedere.

Personaggi:
Peppe (Giuseppe Battiston): E’ l’ex insegnante che ha perso il lavoro, è gay con la fidanzata Lucilla (o Lucio…)
Carlotta (Anna Foglietta): E’ la psicologa sposata con Rocco ed ha come amante Cosimo…
Rocco (Marco Giallini): E’ un chirurgo plastico. E’ il personaggio che mi è piaciuto di più in assoluto.
Cosimo (Edoardo Leo): E’ sposata con Bianca, ha un po’ di amanti prima aveva un negozio di sigarette elettroniche e poi è passato a fare il tassista
Bianca (Alba Rohrwacher): E’ sposata con Cosuimo, è troppo tonta…
Lele (Valerio Mastandrea): E’ sposato con Eva ed anche lui ha un amante. E’ il personaggio che mi è piaciuto di più in assoluto.
Eva (Kasia Smutniak): E’ sposata con Lele. Ha un “amico” su Facebook…

Alcune frasi del film:
Rocco: “Steve Jobs? Ma non era morto?”
Lele: “E sì, perché se pure era vivo chiamava mi’ moie!”

Messaggio sul cellulare di Eva: “Vorrei scoparti..”
Peppe: “Tante volte può essere il T9 eh!”

Rocco: “Però una cosa importante l’ho imparata.”
Carlotta – “Cosa ?”
Rocco – “Saper disinnescare.”
Carlotta – “Cioè ?”
Rocco – “Non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi, è pure saggio. Le uniche coppie che vedo durare sono quelle dove uno dei due, non importa chi, riesce a fare un passo indietro. E invece sta un passo avanti. Io non voglio che finiamo come Barbie e Ken: tu tutta rifatta e io senza palle.”

Lele: “Sono gay da 2 ore e non ne posso già più…”

Gli ultimi giorni di Mata Hari di Giuseppe Scaraffia

Gli ultimi giorni di Mata Hari

Gli ultimi giorni di Mata Hari

Parigi, nel 1917, è immersa nel buio del coprifuoco. L’esercito tedesco incombe sulla città. Qua e là le truppe francesi si ammutinano, mentre la produzione è messa in pericolo dagli scioperi. Non si sa a chi dare la colpa di questo disastro, che rischia di travolgere la capitale del XIX secolo. Sui giornali i caricaturisti ritraggono le figure più odiate: i ricchi, privilegiati e imboscati, i profittatori di guerra, le spie. Margaretha Geertruida Zelle, meglio nota come Mata Hari, si candida così al ruolo di capro espiatorio perfetto. Ricca non lo è, forse, ma ha calcato i palchi di molti teatri, e i parquet di molti salotti; ha avuto amici e amanti importanti, è conosciuta da tutti e tutti conosce nel mondo dorato della Belle Époque, che dal fronte si tiene certo ben lontano. Dall’inizio della guerra ha incontrato e amato anche tenenti, colonnelli e capitani, cui, a quanto si dice, ha carpito informazioni da vendere al miglior offerente. Così, nonostante le prove inconsistenti, Mata Hari viene arrestata, processata e condannata a morte. Nei giorni che precedono il 15 ottobre, data fissata per l’esecuzione, quel mondo di scrittori, intellettuali, dandy, diplomatici e ufficiali rimane col fiato sospeso. Non possono fucilare Mata Hari, pensano tutti: non oseranno. Giuseppe Scaraffia ricostruisce quegli ultimi giorni a partire da testimonianze e documenti, pagine di diario e stralci di opere letterarie. Dov’erano in quei giorni Gabriele d’Annunzio ed Ernest Hemingway, Lawrence d’Arabia e Claude Debussy? Che cosa pensavano e scrivevano Colette, Filippo Tommaso Marinetti, Virginia Woolf, Arthur Conan Doyle o Marcel Proust? In questo caleidoscopio di storie e personaggi al centro resta comunque lei, Mata Hari: nel suo desiderio di farsi opera d’arte vivente, riesce infine a liberarsi dello stigma del capro espiatorio, tramutando la sua esecuzione in un ultimo spettacolo quasi perfetto.

Giudizio: scadente, pessimo, da evitare, lo scrittore dedica il 99% del libro a raccontare fatti di personaggi famosi vissuti nel periodo in cui è stata giustiziata Mata Hari. Non c’entra assolutamente nulla.

Il magico potere del riordino di Marie Kondo

Il magico potere del riordino.

Il magico potere del riordino.

«In Giappone è riconosciuta come la regina dell’ordine, un baluardo nella guerra contro il caos. Con la sua filosofia del riordino Marie Kondo ci ha rivelato un nuovo modo di essere.» The Times

Alleggerire la vita si può: provare per credere. – Vanity Fair

Metti ordine nei tuoi spazi e sarai felice: parola di Marie Kondo. Chi non è sopraffatto dall’incontrollabile accumularsi di oggetti inutili, che sommergono case e uffici sempre più piccoli? Chi riesce a trovare al primo colpo quello che sta disperatamente cercando? Dal Giappone, ecco il metodo Konmari, che promette di risolvere una volta per tutte l’annoso problema dell’organizzazione degli spazi domestici. Ma non solo. “Elimina per fare posto”, “Riordina per categorie” e “A ognuno il suo spazio” sono indicazioni che, secondo la filosofia zen, permettono il raggiungimento dello status più prezioso: la serenità.

Giudizio: bello, da leggere, si legge bene e velocemente, dà un po’ di idee su come gestire le cose nella propria casa e ridargli il giusto valore alle cose.  Sicuramente va contro al consumismo e allo spreco.

La pazza gioia di Paolo Virzì

La pazza gioia

La pazza gioia

Beatrice Morandini Valdirana ha tutti i tratti della mitomane dalla loquela inarrestabile. Donatella Morelli è una giovane madre tatuata e psicologicamente fragile a cui è stato tolto il figlio per darlo in adozione. Sono entrambe pazienti della Villa Biondi, un istituto terapeutico per donne che sono state oggetto di sentenza da parte di un tribunale e che debbono sottostare a una terapia di recupero. È qui che si incontrano e fanno amicizia nonostante l’estrema diversità die loro caratteri. Fino a quando un giorno, approfittando di una falla nell’organizzazione, decidono di prendersi una vacanza e di darsi alla pazza gioia.

Giudizio: bello, assolutamente da vedere, entrambi le attrici sono veramente brave in particolare Valeria Bruni Tedeschi fà delle battute veramente divertenti.

La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker

La verità sul caso Harry Quebert

La verità sul caso Harry Quebert

Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.

Giudizio: da leggere, molto bello anche se molto lungo (779 pagine!) e sino all’80% del libro è molto lento (credo che sia stato pensato dall’autore per costruire un finale inaspettato!).

Al di là delle montagne

Al di là delle montagne

Al di là delle montagne

Fenyang, 1999. La Cina è a un passo dal nuovo secolo e da Macao, ultima colonia portoghese in Asia. Mentre il Paese si appresta a ristabilire la propria sovranità, Tao, una giovane donna di Fenyang, non sa decidere a chi appartenere. Corteggiata da Zhang, proprietario di una stazione di servizio che si sogna capitalista, e Lianzi, minatore umile che estrae speranze e carbone, Tao prova a fare chiarezza nel cuore. Tra una corsa in macchina e un piatto di ravioli al vapore, sceglie Zhang e getta nella disperazione Lianzi, che abbandona casa e città. Quindici anni, un matrimonio e un figlio dopo, Tao è separata e sola, Lianzi ha un cancro e Zhang vive a Pechino con un’altra donna. Cinico e ricco ha ottenuto l’affidamento del figlio, che ha chiamato come la valuta americana (Dollar) e ha deciso di far crescere in Australia. Terra promessa dall’altra parte del Mondo, l’Australia diventa la patria di Dollar che maggiorenne e inquieto ha deciso di ritrovare sua madre e la Cina. A ostacolarlo c’è Zhang, che non ha mai imparato l’inglese e non ha parole per raggiungere il suo ragazzo. A casa e sotto la neve, attende da sempre Tao.

Giudizio: Pessimo, orrendo, troppo lungo, troppo noioso, assolutamente da non vedere, buttate via i soldi a vedere questo film!